Veneto Strade, un modello di autonomia da difendere e rilanciare
AM
Quando si parla di autonomia, spesso il dibattito politico si ferma alle grandi dichiarazioni di principio. Ma esistono esempi concreti che dimostrano come l’autonomia possa tradursi in efficienza, rapidità decisionale e qualità dei servizi per i cittadini. Veneto Strade è uno di questi esempi.
Nata alla fine degli anni ’90, nel contesto delle cosiddette “lenzuolate” di liberalizzazioni, Veneto Strade è stata una scelta lungimirante: creare una società capace di gestire direttamente e in autonomia il sistema viario regionale. I risultati, negli anni, hanno confermato la bontà di quella visione. Gli interventi realizzati sulle tratte di competenza sono stati tempestivi e concreti, così come lo sviluppo di nuove opere viarie, con un impatto positivo sulla qualità e sull’efficienza complessiva della mobilità regionale.
Tutto questo non sarebbe stato possibile con l’approccio centralistico e spesso miope di ANAS, che continua a mostrare limiti strutturali e operativi. Basti pensare ai tempi infiniti richiesti anche solo per il ripristino di un guardrail dopo un incidente. La lentezza e la distanza del livello decisionale nazionale non sono più compatibili con le esigenze di un territorio dinamico come il Veneto.
Per questo oggi è necessario fare un passo in avanti: estendere le competenze di Veneto Strade anche alle infrastrutture ancora sotto gestione ANAS e creare una vera integrazione con la rete provinciale, costruendo un sistema coerente, coordinato ed efficiente. Grandi questioni irrisolte come la Romea, la Bassa Padana o l’Alemagna non possono più attendere. Dopo anni di parole, è tempo di cantieri aperti e risposte concrete.
Veneto Strade deve diventare il braccio operativo delle politiche infrastrutturali della Regione. È giunto il momento di pretendere che i finanziamenti destinati alle opere stradali siano indirizzati direttamente alla Regione e quindi a Veneto Strade, evitando il filtro centralista di ANAS. Allo stesso tempo, va ripristinata la vecchia compagine societaria, includendo Province e società autostradali, perché le arterie regionali sono collaterali e complementari alla rete autostradale e devono essere progettate e gestite in modo integrato.
Infine, non va dimenticato un aspetto fondamentale: Veneto Strade ha saputo salvaguardare e migliorare i diritti dei lavoratori, garantendo condizioni più tutelanti e stabili rispetto al passato. Anche questo è un segnale importante di come un modello di gestione radicato sul territorio possa coniugare efficienza e responsabilità sociale.
In un momento storico in cui l’autonomia rischia di restare uno slogan vuoto, Veneto Strade dimostra che autonomia significa capacità di decidere, progettare e realizzare. È tempo di difendere e rilanciare questo modello, ampliandone il perimetro e rafforzandone il ruolo strategico: perché le infrastrutture del futuro del Veneto devono nascere e crescere qui, con la visione e la responsabilità del territorio stesso.
Ecco perché il futuro delle nostre strade deve tornare nelle mani del Veneto. Serve una politica coraggiosa, capace di guardare oltre il breve termine e di pretendere che le risorse destinate allo sviluppo infrastrutturale arrivino direttamente alla nostra Regione. Ai cittadini veneti dico: partecipate, fate sentire la vostra voce, perché il voto alle prossime elezioni regionali non è solo un gesto civico, ma la chiave per costruire insieme un Veneto più autonomo, più moderno e più capace di decidere il proprio destino.
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