Veneto, la sfida dell'immigrazione: tra accoglienza, controllo e nuova identità
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Può il Veneto trasformare l’immigrazione da problema a risorsa? È questa la domanda che attraversa il dibattito politico e sociale nel 2025, mentre la regione affronta una delle transizioni demografiche e culturali più significative della sua storia recente.
Con quasi 500.000 cittadini stranieri residenti, pari al 10,3% della popolazione, il Veneto è oggi la quarta regione italiana per presenza migratoria. In alcune province, come Venezia, oltre un quinto dei nuovi nati ha cittadinanza straniera (21,6%), segno di una società che cambia e si arricchisce di nuove identità. La maggioranza dei 335.000 permessi di soggiorno attivi è di lungo periodo, segno che chi arriva sceglie di restare. A trainare i flussi sono i ricongiungimenti familiari (oltre il 50% dei nuovi permessi), seguiti dal lavoro e, in misura minore, dall’asilo.
Le comunità più numerose provengono da Marocco, Cina, Albania, Moldavia e Ucraina, con una forte componente femminile, in alcuni casi superiore al 70%, a testimonianza del peso del lavoro di cura e dell’assistenza. Sul fronte dell’accoglienza, la regione ospita quasi 9.000 migranti (7% del totale nazionale) in centri straordinari e nel Sistema di Accoglienza e Integrazione (SAI), con 814 persone inserite in percorsi di inclusione sociale.
La Regione Veneto ha messo in campo risorse importanti: 2,5 milioni di euro per l’accoglienza dei minori stranieri, oltre 5,2 milioni per politiche giovanili e sociali, e fondi europei destinati a progetti di integrazione. Il costo medio giornaliero per ospite oscilla tra i 35 e i 50 euro, comprendendo vitto, alloggio, assistenza sanitaria e mediazione culturale.
Accanto all’integrazione, resta il tema dell’immigrazione irregolare. I flussi clandestini mostrano un lieve calo rispetto agli anni precedenti, ma rappresentano ancora una sfida per sicurezza e gestione territoriale. Il Veneto è tra le regioni con il maggior numero di migranti accolti e tra quelle più coinvolte nella prima accoglienza e nel contrasto all’illegalità.
Il cuore della questione è politico e culturale: come trasformare una società che cambia in un’opportunità di crescita condivisa? La risposta passa per la formazione, il lavoro, i servizi sociali e la mediazione culturale. Passa per un modello di accoglienza diffusa, per politiche che tengano insieme sicurezza e inclusione, per un dialogo costante tra istituzioni e comunità migranti.
Il Veneto del 2025 si trova davanti a un bivio: può scegliere di subire i flussi migratori o può governarli, facendone il motore di un nuovo sviluppo sociale, culturale ed economico. La sfida è già cominciata. E riguarda il futuro stesso della nostra identità regionale.
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