Può Venezia diventare davvero la capitale politica del Veneto?
AM
La proposta che infiamma il dibattito nel 2025 nasce dall’idea di trasformare Venezia in una sorta di città-Stato con statuto speciale, sul modello di Roma Capitale. Ciò che immagino è una città dotata di poteri autonomi su trasporti, turismo, commercio e tutela ambientale, per rispondere alle sfide uniche della Serenissima: dal turismo di massa alla gestione del patrimonio, fino all’equilibrio fragile del suo ecosistema lagunare.
Il dibattito pubblico corre su due binari: uno più simbolico – Venezia capitale politica e cuore identitario del Veneto – e uno più concreto, che riguarda autonomia fiscale, gestione diretta delle risorse, incentivi per le imprese, accesso ai fondi europei e governance dedicata.
I dati economici raccontano una città viva ma fragile: oltre 117.000 imprese attive, un’economia trainata dal turismo e dai servizi, un tasso di disoccupazione tra i più bassi d’Italia (3,3%), ma anche un lento calo delle attività manifatturiere e agricole.
La modifica del 2022 all’articolo 119 della Costituzione – che riconosce le peculiarità delle isole e la necessità di rimuovere gli svantaggi legati all’insularità – ha riacceso le speranze di uno status speciale per Venezia, con minori tasse e più autonomia per affrontare i suoi costi strutturali.
La domanda è allora politica ma anche identitaria: Venezia può tornare a essere il motore istituzionale e strategico del Veneto? Oppure la sua unicità deve restare simbolo culturale e storico, senza trasformarla in capitale autonoma?
Il dibattito è aperto. E il futuro della Regione potrebbe passare proprio da qui.
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