Povertà in Veneto: dietro le cifre, le persone
AM
C’è un Veneto che lavora, produce, esporta nel mondo.
E poi c’è un Veneto che fatica a far quadrare i conti, che sceglie tra pagare la bolletta o comprare le medicine, che vive la povertà non come statistica ma come quotidianità.
Un Veneto che non fa rumore, ma che chiede attenzione.
Nel 2025, 600.000 veneti – il 10% della popolazione – vive in condizioni di povertà relativa, mentre tra 350.000 e 400.000 persone, pari al 7-8%, si trovano in povertà assoluta. Dietro questi numeri ci sono soprattutto famiglie numerose, madri sole con figli e anziani che vivono da soli, le categorie più fragili di una società che troppo spesso si è dimenticata della sua parte più debole.
Nel 2024 il 12,4% dei cittadini veneti era a rischio di povertà o esclusione sociale: un dato in miglioramento rispetto agli anni precedenti e comunque migliore della media nazionale ed europea. Eppure, la realtà racconta ancora troppe disuguaglianze.
Un anziano solo in Veneto spende in media 1.570 euro al mese: tra affitto, bollette e spese sanitarie, la pensione non basta più. Molti finiscono per rinunciare a cure o servizi essenziali, scivolando lentamente in una povertà silenziosa.
La Regione ha stanziato 6 milioni di euro per il 2025 destinati a programmi come il Reddito di Inclusione Attiva, il Sostegno all’Abitare e interventi contro la povertà minorile. Sono passi importanti, ma non ancora sufficienti per affrontare un fenomeno che non è solo economico: è culturale, sociale, morale. Perché la povertà, oggi, non è più solo mancanza di reddito — è mancanza di opportunità, di ascolto, di dignità.
Tra i minori, più del 15% vive in condizioni di povertà o rischio di esclusione sociale, soprattutto nelle famiglie monogenitoriali. E sono proprio le madri sole con figli la categoria più vulnerabile: oltre una su cinque vive in povertà relativa. In molti casi, l’assenza di servizi adeguati e la difficoltà di conciliare lavoro e cura dei figli alimentano un circolo vizioso di precarietà e isolamento.
Non va meglio per gli anziani, in particolare le donne over 75, che affrontano pensioni basse e costi di vita sempre più alti, spesso in solitudine. Aumentano le spese per la salute e l’assistenza domiciliare, mentre i servizi pubblici faticano a rispondere a una domanda in crescita.
La verità è semplice e dura: la povertà in Veneto non è scomparsa, si è trasformata. È più invisibile, più diffusa, più dignitosa nel silenzio.
Per questo servono politiche nuove: non solo aiuti, ma investimenti sull’autonomia delle persone, sulla formazione, sull’abitare sociale, sul sostegno alle famiglie e sulla dignità del lavoro.
Serve un Veneto solidale e responsabile, capace di prendersi cura dei suoi cittadini più fragili senza assistenzialismo, ma con rispetto e visione.
Perché una comunità si misura non solo da quanto produce, ma da come protegge chi resta indietro. E su questo, il Veneto del futuro deve saper guardare in faccia la realtà — e agire.