Contro la violenza di genere, il Veneto costruisce una rete di dignità e libertà

Nov 01, 2025By Alessio Morosin

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Nel 2025 il Veneto conferma e rafforza il suo impegno nella lotta alla violenza di genere. È un impegno che non si misura solo nei numeri, ma nella capacità di una comunità di farsi carico delle proprie ferite e di tradurre in azione concreta il principio fondamentale del rispetto della persona.

Oggi la nostra regione può contare su 25 centri antiviolenza, 33 sportelli e 37 case rifugio, un sistema diffuso e capillare che rappresenta una rete di protezione e di speranza per centinaia di donne e minori.
A questa rete si aggiungono quattro nuovi sportelli universitari – a Ca’ Foscari, allo IUAV, all’Università di Padova e a quella di Verona – pensati per portare ascolto e supporto direttamente nei luoghi della formazione, dove troppo spesso i segnali di disagio restano silenziosi.

Dietro questi numeri ci sono storie di coraggio e di rinascita. Solo nel 2024, le case rifugio hanno accolto 946 donne e 865 minori, offrendo loro protezione, accoglienza e percorsi di autonomia.
Ma questi dati ci dicono anche che la domanda di aiuto cresce, e che i posti disponibili non bastano ancora a rispondere a tutte le situazioni di emergenza.

Per questo la Regione ha stanziato oltre 8 milioni di euro nel biennio 2024-2025, con fondi nazionali e cofinanziamento regionale, destinati ad ampliare i servizi, aumentare i posti letto e migliorare l’accessibilità anche per le persone con disabilità.
Sono risorse importanti, che dovranno essere utilizzate non solo per costruire nuove strutture, ma per rafforzare la continuità operativa e la qualità del personale formato, fino al 2026 e oltre.

La violenza sulle donne non è una questione privata: è un tema di civiltà che riguarda l’intera comunità. Contrastarla significa costruire un Veneto più giusto, più consapevole e più forte.
Significa insegnare ai nostri figli che il rispetto è il primo valore sociale, e che la libertà e la dignità di ogni persona sono il fondamento di qualsiasi progetto di futuro.

Per questo credo che la politica regionale debba sostenere con convinzione questo percorso, facendo della rete antiviolenza non solo un servizio di emergenza, ma un pilastro stabile delle politiche sociali e sanitarie.
La difesa delle donne, dei minori e delle persone più fragili è la misura autentica del grado di civiltà di una comunità.

Il Veneto, in questo cammino, può e deve continuare a essere un esempio.
Perché solo dove c’è sicurezza, rispetto e libertà, può nascere davvero una società più umana e più solidale.

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